Elisabetta Muritti
Le (tante) verità della menzogna
Dalla moda alla guerra, dalla biologia all'epica. E poi letteratura, erotismo, arte... Molte le applicazioni del cosiddetto camouflage. Come racconta un bel libro.
'Velvet', maggio 2010
Camouflage. Altrimenti detto camuffamento, maschera, mimetica (nel senso di divisa o di teoria anni Sessanta, elaborata da René Girard, che dall'antropologia pervade critica letteraria, psicologia, storia, sociologia e teologia). O anche finzione, simulazione, contraffazione, inganno, travestimento, intimidazione, invisibilità, nascondino, alterazione, metamorfosi, imitazione, colorazione, mimesi... Con la precisa coscienza che anche talune manifestazioni della moda, del make up, della chirurgia estetica, della scenografia e del restauro artistico non sono altro che camouflage. Per non parlare, oggi, dell'informazione, del dibattito politico e dell'identità sessuale. Bene, a dar conto di tutte le dense implicazioni di una parola che per qualcuno è velocemente associata solo a un abbigliamento e/o a un pattern che riproducono il fogliame di un campo di battaglia oggi c'è un libro. [...]
Usi e costumi a cura di Aurelio Magistà
Ci vuole un saggio per capire le buone ragioni del camaleonte
'Il Venerdì di Repubblica', 9 aprile 2010
Camuffarsi? Lo si fa per mille ragioni. Ultimamente, anche per moda: i tessuti mimetici sono ormai motivi da haute couture. In realtà, la migliore ragione resta quella di cercare di sopravvivere, come peraltro fanno i camaleonti e i soldati. L'ampiezza dell'argomento è esplorata nella raccolta di saggi Estetiche del camouflage, a cura di Chiara Casarin e Davide Fornari.
Mirella Appiotti
L'8 marzo si sputa su Hegel
'La Stampa - Tuttolibri', 6 marzo 2010
Altro che mimose: quest’anno l’8 marzo italiano vuol dire Carla Lonzi. Non solo una protagonista nei ’70, gli anni d’oro del femminismo, cui ha dato quell’arma cruciale che è stata (ed è, guardate il web) la pratica dell’'autocoscienza'. Non solo autrice di quel Manifesto di Rivolta femminile che mantiene tuttora in nuce tutti gli argomenti d’analisi del femminismo. Golosa della vita, libera (purtroppo per troppo pochi anni, è scomparsa cinquantenne nell’82), a suo modo un unicum nella capacità di portare nella battaglia del femminismo quella creatività maturata attraverso la critica d’arte, insieme a una onestà del pensiero che si traduce nella chiarezza della parola. […]
In ombra per anni (non nell’universo femminista) ora, a dispetto di chi 'celebra' il ritorno al sessismo (il pamphlet dell’inglese Natasha Walter), questa 'sovvertitrice di concetti e ruoli' riappare alla ribalta grazie a Sandro d’Alessandro che con et al./edizioni dedica un anno alla riedizione dei suoi libri più importanti, partendo da Sputiamo su Hegel 'titolo irriverente di congedo dalla cultura patriarcale' per proseguire con Taci, anzi parla: il diario dal 1972 al ’77 ormai pietra miliare del femminismo anche fuori Italia, cui seguiranno Autoritratto e Vai pure, dialogo con il suo compagno Pietro Consagra.
[…] D’Alessandro confessa di sperare che questi libri provochino 'reazioni tra i filosofi maschi, ne parlino, dicano qualcosa…'. Illusione? Visto che la 'cultura patriarcale', pur ferita, è tutt’altro che morta? Forse è meglio che Carla Lonzi non lo sappia.
Fare differenza
'Il Manifesto', 4 marzo 2010
Critica d'arte, sovvertitrice del ruolo dell’opera e dell’artista. Militante e teorica, pioniera della pratica dell’autocoscienza e autrice di testi tutt’ora imprescindibili come Sputiamo su Hegel.
Il volto poliedrico di Carla Lonzi, figura inaugurale del femminismo italiano, al centro di un convegno e di una riscoperta editoriale.
Su 'Il Manifesto' è apparsa la postfazione di Maria Luisa Boccia a Sputiamo su Hegel con un breve trafiletto in cui si informa che 'quarant’anni dopo l’uscita del Manifesto di Rivolta femminile e di Sputiamo su Hegel, l’opera completa di Carla Lonzi viene ripubblicata da et al./edizioni di Sandro d’Alessandro'.
Giuliano Milani
Di fronte alla crisi
'Internazionale', 29 gennaio/4 febbraio 2010
Nel 1971 Edward Thompson, brillante storico britannico, esponente della sinistra critica e figura di spicco del movimento pacifista, pubblicò un saggio dal titolo L'economia morale delle classi popolari inglesi nel secolo XVIII, in cui forniva una nuova interpretazione dei tumulti alimentari, le rivolte per il pane avvenute in Inghilterra nel Settecento. Allora la novità era che l'azione dei ribelli che assediavano mulini e granai, normalmente letta come semplice effetto della fame, era presentata come qualcosa di più complesso: il frutto di un calcolo politico per la difesa di un sistema di valori e di diritti messo in crisi dall'affermarsi della società di mercato. Per questo il saggio influenzò molto gli studi sulla cultura popolare.
Natalia Aspesi
Speriamo che non sia femmina
'Elle', dicembre 2009
[…] Suggerisco un libro che ha più di cent’anni e che viene ripubblicato adesso, ottimo regalo natalizio per quelle donne intelligenti che si chiedono come mai a un certo punto la scienza decise di sancire per sempre l’inferiorità femminile. […]
Penso che le ragazze dovrebbero leggerlo, certo non tutto d’un fiato, un po’ per riderne, un po’ per capire da dove vengono certi vaghi complessi di inferiorità e certe insicurezze.
Nicoletta Tiliacos
Lombroso e la malafemmina
'Il Foglio', 28 novembre 2009
[...] La casa torinese dello studioso era regolarmente frequentata dalla rivoluzionaria russa Anna Kuliscioff (della quale Antonio Labriola, scrivendone a Friedrich Engels, avrebbe detto: 'A Milano non c'è che un uomo, che viceversa è una donna: la Kuliscioff'). [...] Si dà il caso che, proprio mentre Lombroso andava lavorando al suo librone con Ferrero, lei passasse 'parecchio tempo con la famiglia Lombroso, cenando con loro quasi tutte le sere', e che ne approfittasse per passare di soppiatto alle figlie dello studioso ('le Lombrosine', le chiamava Turati) una copia di The Subjection of Women di John Stuart Mill. [...]
Mirella Appiotti
Con et al. l'economia è morale
'La Stampa - Tuttolibri', 14 novembre 2009
Montanelli lo chiamerebbe 'il rieccolo'. Ma niente ironia. Perché Sandro d’Alessandro, neppure sessantenne, milanese e patron della nuova sigla et al. (et alii…) è sulla breccia editoriale da un quarto di secolo tra ottime emersioni e quasi improvvise 'fughe', personaggio forse non comodissimo, che però ha cercato spesso nuove difficili strade spinto da un’incrollabile passione per il libro. […]
Nel 2008 nasce et al. E’ un’officina che muove su due binari: studio editoriale ovvero servizi per vari gruppi 'il che ci consente di far quadrare i bilanci e di pubblicare libri in proprio senza troppi soldi e senza troppe aspettative'. Questo mese tangibili le prime uscite: con L'economia morale del grande intellettuale inglese del Novecento Edward Thompson; un incontro Lacan-Heidegger in L'inconscio e la voce degli psiconalisti argentini Alemán e Larriera, L’archivio del senso, il primo dei 'Quaderni della Biennale' diretti da Paolo Fabbri 'per andare al di là dell’evento, il che corrisponde al nostro progetto globale: rintracciare radici culturali e antropologiche e farne strumenti per riflettere sull’attualità '.
Natalia Aspesi
Le piccole donne di Lombroso
Così la misoginia diventò una scienza
'La Repubblica', 22 ottobre 2009
Con il massimo tempismo, Cesare Lombroso torna tra noi: la nuova casa editrice, et al./edizioni, ripubblica il suo celebre e funereo La donna delinquente, la prostituta e la donna normale, scritto assieme al giovane Gugliemo Ferrero (assatanato disprezzatore delle donne, che poi divenne suo genero sposando la figlia Gina), testo fondamentale e monumentale della misoginia positivista, uscito per la prima volta e con gran successo internazionale nel 1893 dall’editore torinese Roux. Sarebbe esagerato dire, data la quantità di bizzarrie e offese e deliri che accumula occupandosi delle donne, che pare scritto oggi, ma insomma. […]
Oggi, il tempo delle volgarità verso le donne non asservite, delle escort invitate in politica, delle minorenni in carriera orizzontale, dell’esposizione mediatica dei corpi femminili, del favore eotico dei potenti verso le donne destinate al loro servizio, della sudditanza adorante di molte al maschio-padrone, del consolidarsi di un muro maschile che non sa più indignarsi e reagire al dileggio, alle provocazioni, al disprezzo verso le donne: come se la maschera civile e democratica stesse cadendo e finalmente si potesse tornare a quel convulso e arcigno ordine patriarcale che tra fine Ottocento e primi del Novecento riuscì, con gran sollievo maschile a sancire scientificamente e quindi inappellabilmente, (allora) l’inferiorità delle donne.