
La nostra epoca, che tutti considerano dominata dall’economia, manca di un sapere della moneta.
Da tempo la moneta è trattata come se fosse una merce; ma al contempo, e del tutto paradossalmente, essa continua a sfuggire alla propria riduzione a merce. Le crisi economiche e finanziarie ipermoderne ne sono la prova selvaggia e angosciante. Proprio in tempi di crisi, quali sono quelli che viviamo, si impone l’enigma della moneta.
Perché la moneta è enigmatica? Perché il nostro tempo, che si vuole moderno, si ostina a non riconoscere che la moneta non è merce, ma istituzione. Questo libro ambisce a essere una risposta a tale enigma, e prima ancora a mostrarlo nella sua struttura propria: a mostrare come, e per quali ragioni, l’economia moderna si costituisca, nella forma di un capitalismo finanziario sempre più 'globale', come una fuga di fronte alla questione dell’istituzione. L’istituzione è, infatti, un atto umano, che tuttavia implica per l’uomo l’assunzione del proprio rapporto con qualcosa di radicalmente altro dall’uomo: la mortalità , la mancanza, il nulla.
L’esito di questo ripensamento della moneta e dell’economia – che passa per la rilettura dell’Etica nicomachea di Aristotele e la questione del dollaro come moneta internazionale, per l’indagine sui temi delle istituzioni e della normatività ecc. – non è un allontanamento ascetico dalla vita e dai bisogni, ma, forse, un primo avvicinamento alla loro inesauribile sorgente. La soluzione dell’enigma della moneta non promette una 'soluzione finale' del problema economico, ma, molto più discretamente, consente di pensare ciò che di ogni economia costituisce propriamente l’inizio.
Massimo Amato è studioso di storia della moneta e autore di Il bivio della moneta (Egea, 1999), Le radici di una fede. Per una storia del rapporto fra moneta e credito in Occidente (Bruno Mondadori, 2008) e, con Luca Fantacci, di Fine della finanza (Donzelli, 2009). Insegna Storia economica alla Bocconi di Milano.